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MORTIFICARE LECLERC ED ESALTARE LA MEDIOCRITA’: IL CORSO DI MR.BEAN NON VUOL DIRE #ESSERE FERRARI

Carlos Sainz ha trionfato a Silverstone. Primo successo in carriera per lo spagnolo dopo 7 anni di militanza in Formula 1. Gioia, champagne, caviale: tutto meritato, tutto giusto, ma c’è un ‘ma’. Un grosso ‘ma’. E’ stata la vittoria della Ferrari? E’ lecito chiederselo perché quanto è successo, prima in gara e poi fuori, lascia pensare il contrario. E a poco servono le balbettanti parole e la ricerca folle di alibi che non stanno né in cielo né in terra. Ogni riferimento è puramente casuale.

Andiamo con ordine. Improvvisamente e inaspettatamente la gara si indirizza sui binari giusti. Verstappen lamenta una foratura della gomma, che poi più avanti, si scoprirà essere un danno al telaio procurato da un detrito. “Finalmente un colpo di fortuna”, avranno pensato dal muretto Ferrari. Peccato che la fortuna vada in soccorso degli audaci e, di coraggioso in Ferrari, non vi è niente e nessuno. E la riprova arriva direttamente dalla pista. Dai target time dati a Sainz (!) alla pazienza e alla calma olimpica richiesta ad un Leclerc che andava più forte, è andato in scena il teatro degli orrori. Con il grande burattinaio, pavido e incapace, a nascondersi dietro i suoi antiestetici occhialini.

Come se non bastasse, il peggio del peggio sarebbe arrivato da lì a poco. Ocon dice addio alla sua gara, entra in scena la safety car a rimescolare le carte. Verstappen rientra, com’è naturale che sia. Lo stessa scelta viene fatta per Sainz. E Charles? Resta fuori, manco fosse carne da macello. Il “Predestinato”, il solo che può provare a strappare il titolo a Verstappen, lasciato disarmato in gara? Sembrerebbe uno scherzo, ma non è così. E le cazzate raccontate dopo sul degrado gomma, sul fatto che fosse Leclerc leader della gara a Silverstone (non a Monaco!) non reggono. Leclerc lotterà come un leone, ma alla fine non potrà nulla. Chiuderà quarto probabilmente dicendo addio al sogno mondiale.

Adesso è il momento di porsi qualche domandina. Dopo il biennio più nero della storia della Ferrari, il 2022 veniva raccontato e atteso come la parusia dopo la morte di Cristo. Ebbene, adesso di grazia qual è l’obiettivo? Vincere qualche gara? Che venga detto e spiegato a chiare lettere, a questo punto. Che siano fugati i dubbi, ma al contempo che siano prese delle decisioni. Forti. La Ferrari non può più aspettare i quarti di luna di gente che sta dimostrando in ogni campo la sua inadeguatezza. Mortificare Leclerc puntandogli ‘il ditino contro’ dovrebbe aver chiuso l’esperienza di chi non può e non deve più #essereFerrari. Nella speranza che nella ‘stanza dei bottoni’ si vadano a leggere sul dizionario il significato della parola “meritocrazia”. Quella che, da quando è arrivato Mr.Bean in Ferrari, non si vede più. Nella mediocrità dilagante.

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