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VETTEL: “LA FERRARI E’ STATA LA MIA VITA IN F1. ONORATO DAI TIFOSI. CHARLES? E’ TALENTUOSO. L’ASTON MARTIN…”

All’interno di ‘6 nel cuore’, in onda su Sky Sport F1, Sebastian Vettel ha rivissuto la sua esperienza in Ferrari raccontandosi senza veli ai microfoni di Mara Sangiorgio: “Penso che una parola non è abbastanza per descrivere i miei sei anni in Ferrari. La Ferrari è spettacolare, è difficile da spiegare ma certamente mi mancherà la gente, il colore – è bella anche quella maglietta verde (riferendosi alla t-shirt  che indossa la giornalista, ndr) -. La Ferrari è stata una grande parte della mia vita in Formula 1 e questo non cambierà mai”.

Cosa hai imparato in questi sei anni? “Un po’ di italiano (ride,ndr). In generale credo che mi abbiano insegnato molto sia come uomo sia come pilota, come interagire con la cultura italiana, sulla Ferrari e sull’Italia come paese, sui suoi valori: li terrò con me. La cosa bella è che non dovrò restituirli. Terrò molto di queste cose”.

Ci sono stati alti e bassi in questi anni, ma c’è qualcosa che avresti fatto diversamente? “Guardando indietro è sempre facile sapere cosa si poteva fare diversamente, ma non credo sia una cosa giusta. Ciò che conta è imparare da cosa è andato male, ma anche da cosa è andato bene. Sarebbe stato sbagliato poter andare indietro per fare la cosa giusta. Tutto accade per una ragione. Quando ho iniziato questo percorso il team era completamente diverso. Ci sono stati tanti cambiamenti in questi anni: qualcosa è stato positivo, altro non così tanto ma messo tutto insieme è quella che chiamiamo esperienza. Tornare indietro ti può dare più vittorie, ma non esperienza. L’esperienza plasma il tuo futuro”.

C’è qualcuno che ti dispiacerà lasciare più di altri? “Nel 2015 quando mi sono unito al team fu fantastico perché andammo al podio alla prima gara; la vittoria arrivò alla seconda, ma la squadra ha imparato a conoscermi perché ho sempre voluto esserne parte. La festa fatta dopo quella gara in Malesia cantando, brindando e passando bei momenti è quello che volevo: essere parte del team, uno di loro. Penso che le persone più importanti lo sapessero. Forse non sono mai stato sempre “abile” con tutti, ma tutti hanno il loro stile e questo era il mio. La cosa positiva è che tanti saranno qui e potremo vederci e chiacchierare. Non ho mai fatto distinzione sulla divisa che ognuno indossa. E’ molto più importante ciò che c’è sotto: quando sono arrivato contavano i colori, ora vado via e contano le persone”.

Chi è stata la persona più importante nel tuo percorso in Ferrari? “Nel mio piccolo gruppo senza dubbio è stato Riccardo (Adami, ndr). Ho iniziato il percorso con lui ed è stato importante  averlo come pilastro perché ci conoscevamo già, mi ha capito e lo fa ancora adesso. Penso che in termini di prestazione è stata la persona più importante. In un quadro più ampio è stata Maurizio (Arrivabene, ndr). Credo che dall’esterno lui non sia stato compreso bene. Non era facile lavorare con Marchionne, era molto particolare, metteva grande pressione sulle persone e con Maurizio non è stato sempre gentile, ma credo che Maurizio abbia davvero un grande cuore”.

Cosa ti mancherà di noi italiani? “Non credo si possa prendere la Ferrari come uno stereotipo dell’Italia. La Ferrari è molto di più: è una parte significativa dell’immaginario del paese. Sarebbe brutto comprimere l’Italia alla dimensione della Ferrari. Credo che in questa squadra ci siano tanti italiani, tanti talenti, giovani con idee, ma alla fine si tratta di un microcosmo. La F1 è come una bolla. Quest’anno lo è stata ancora di più, ma è positivo guardare al di fuori. In Italia è molto di più, nel modo in cui la gente interagisce, la comunicazione può insegnare tanto”.

Ti ha dato fastidio essere stato messo in discussione? “Queste cose non mi toccano molto. Hai ragione a dire che questo sia stato un anno molto difficile, sono d’accordo. Il motivo è che tu guardi i risultati, ma i risultati da soli non danno mai la misura. Ho sentito che fosse un anno difficile. Prima di iniziare mi è stato detto che non sarei stato parte del team per il futuro. Questo ha cambiato molte cose, ma in definitiva sono molto grato perché mi ha fatto riflettere molto. Ora sto meglio in vista della prossima stagione. Ho discusso con me stesso, con mia moglie, con i miei amici su quello che volessi fare in futuro. Questo anno mi ha insegnato molto e spero di poterne avere la prova nella prossima stagione sia con i risultati che con la loro qualità, ma soprattutto essendo felice”.

Leclerc è stato il compagno più difficile con il quale ti sei confrontato? “Certamente è molto veloce e talentuoso. Si trova in una fase diversa della carriera. Ho potuto imparare anche da lui ed è stato interessante, ad essere sincero. Ho potuto vedere qualcosa di me in lui, di come ero io dieci anni fa. E’ stato bello. Lui è un ragazzo in gamba, posso dire solo cose positive. Di sicuro quest’ultimo anno per me è stato più difficile. C’erano altre questioni in ballo oltre al solo guidare, ma questo non deve togliere alcun merito a Charles. Tutto ciò che si dice su di lui è vero: è molto veloce, talentuoso molto maturo per la sua età. Ha un futuro brillante davanti se farà le cose nel modo giusto”.

Chi ti piace di più della nuova generazione? “E’ molto difficile indicare il più forte. Credo che la F1 non sia mai stato l’ideale nel mostrare chi fosse nel modo chiaro e coerente chi fosse il migliore di una generazione. Dipende da molti altri fattori. Sicuramente Charles è tra i più veloci della sua generazione. Diversa dalla vostra? Si tratta di alzare il livello. Loro hanno iniziato in modo più professionale, fin dai go-kart. Tutte le serie minori si sono evolute, non solo la F1. Questa generazione, d’altra parte, si prende un po’ troppo sul serio, parla troppo di sé stessa”.

Vedresti bene l’accoppiata Russell-Hamilton? “Credo di avere due cose da dire su questo. Russell ha fatto un grande week-end in Bahrain; ha dimostrato di avere velocità con la macchina giusta. Quello che non andrebbe fatto è paragonare George a Lewis: sono persone completamente diverse, in momenti diversi della carriera. Bisogna avere rispetto dei risultati di Hamilton degli ultimi quindici anni. Penso sia un buon esempio di come la gente possa cambiare idea in fretta. Lewis non ha nulla da dimostrare”.

Quanto sei felice per l’approdo di Mick Schumacher in F1? “Sono molto felice per lui. Innanzitutto è un bravo ragazzo. Credo abbia un grande potenziale. Forse è il tipo di persona che all’inizio non dimostra cose mai viste, ma impara molto in fretta. C’è chi smette di migliorare nel tempo e si ferma, ma Mick fa sempre progressi. E’ intelligente e disciplinato, mi piace molto. Sarò felice di aiutarlo in ogni modo”.

Hai iniziato a pensare alla tua prossima avventura? “Ho avuto tutto l’anno per pensarci. Sono emozionato, è un nuovo capitolo della mia vita e della mia carriera. Sarà bello unirsi alla squadra e ricominciare da capo. Sarà molto diverso da quando mi sono unito alla Ferrari. Questa è una squadra molto giovane e non vedo l’ora di arrivare e dare il mio contributo, anche insieme a Lance (Stroll, ndr) e crescere insieme come squadra”.

Lawrence Stroll può essere quello che Sergio Marchionne è stato alla Ferrari per te? “Spero anche di più. Sergio è stato un uomo molto capace, ha ottenuto tanto dalla sua carriera ma non è stato sempre il più facile con cui lavorare. Lawrence è stato molto trasparente e aperto, credo che abbia una visione”.

Diversi tifosi mi hanno scritto sui social per ringraziarti. Ti senti di dire loro qualcosa? “Grazie. Questo è esattamente ciò che ho provato io. Ho ricevuto critiche dall’esterno, a volte giuste e a volte no ma come ho cercato di spiegare dopo la gara in Turchia, ho sentito il sostegno dei tifosi, dei fan in un modo così bello che mi ha sorpreso. Ci sono cose che si dimenticano perché si guarda sempre alla prossima gara, sempre avanti, ma i tifosi Ferrari sono bravi a ricordare di cosa alla fine devo essere grato perché ho avuto il loro sostegno e avere questa riconoscenza è bello. Mi fa sentire molto onorato”.

 

 

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