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HAMILTON SI RACCONTA: “SOGNAVO LA F1, IMPENSABILI QUESTI RISULTATI. BEI RICORDI IN ITALIA E IN MCLAREN, IL FUTURO…”

Il campione del mondo di Formula 1 Lewis Hamilton si è raccontato al Festival dello Sport, organizzato da Gazzetta. L’edizione odierna del quotidiano rosa riporta le dichiarazioni rilasciate ieri dal pilota britannico: “Come tutti i ragazzi, avevo una fervida fantasia, e perciò sognavo di arrivare un giorno in Formula 1, seguendo le gare di Michael Schumacher. Però non avrei mai pensato di vincere sei mondiali. Quello che ho fatto è andato oltre ogni mia immaginazione”.

Poi prosegue: “Ricordo di essere stato felicissimo, dopo avere vinto il primo titolo, ma la gioia passò via veloce come il vento. Lo stesso è successo in seguito. Perciò ho imparato che nella vita abbiamo un tempo limitato e che ogni momento va goduto intensamente, soprattutto in quest’epoca difficile. Io non smetto mai di ringraziare per il fatto di avere un lavoro che mi piace, la salute e tutto il resto. Cerco di continuare a migliorare come pilota e come uomo, provando sempre a vincere”.

Hamilton ricorda le prime corse nel nostro paese: “Non mi ricordo esattamente la prima volta che sono venuto in Italia. Forse è stato in occasione di una gara di kart a Parma. Quella era una pista fantastica (San Pancrazio; n.d.r.), so che l’hanno demolita per costruire un centro commerciale, ma vi confesso che ho pensato di comprarla io e mantenerla intatta. Ebbene, quando correvo in Italia ho vissuto una situazione difficile, a causa degli altri ragazzini europei che mi insultavano con commenti razzisti. Mio padre, per fortuna, mi ha insegnato che dovevo lottare contro di loro usando la testa e la mia abilità in pista, anziché i pugni. È un problema di educazione sbagliata che arriva dai genitori, e si trova in tutto il mondo. Spero che, crescendo, quei ragazzi abbiano capito che cosa sia davvero la qualità delle persone. In Italia, per fortuna, ho anche conosciuto bella gente. Ho mangiato tanta pizza, tanta pasta… Come si dice in italiano? “Primo piatto, secondo piatto, gelato”.

Il pilota parla della F1 attuale: “Ho il sogno di contribuire alla svolta, estendendo la diversità nello sport dell’auto e fra i team, spero che possa accadere nei prossimi dieci anni”.

Sui cambiamenti avuti con l’età: “Me l’hanno chiesto spesso. E di solito uno risponde sempre con la stessa frase: “No, non sono cambiato…”. Invece, con l’età, mi sono reso conto che è falso. D’accordo, sono sempre sfrontato, non ho paura di parlare e dire cose che facciano arrabbiare qualcuno. Ma ho guadagnato conoscenza, fiducia in me stesso ed esperienza. Ho superato una fase in cui ero molto chiuso e temevo il giudizio degli altri, come capitanati. È stato un grande passo. Ho anche affrontato delle avversità, crescendo e apprendendo ogni volta un insegnamento”.

Il sette volte campione del mondo continua con i ricordi: “La prima volta che ho guidato una McLaren è stato nel 2005 a Silverstone, per una giornata dimostrativa. Ero nervoso, avevo voglia di fare colpo sulla squadra, sapendo che dopo avrebbero parlato con il boss e dato un giudizio su di me. Allora avevo solo 22 anni. Non sapevo chi fossi e in che cosa credere. Possedevo talento e determinazione, ma nessuna esperienza rispetto a oggi, e anche le capacità di guida con gli anni si sono arricchite. Quando ero giovane non avrei potuto indirizzare lo sviluppo della macchina come faccio adesso, perché ignoravo che cosa servisse davvero per andare forte, mentre ora che sono “vecchio” lavoro più da uomo squadra, dando indicazioni agli ingegneri e divertendomi se qualche volta riesco a spiazzarli”.

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