FOCUS

ROSSO CUPO, ROSSO ITALIA, ROSSO FERRARI!

L’edizione odierna de Il Corriere della Sera riserva un’ampia finestra sul Gran Premio del Mugello che coinciderà con la gara n.1000 della Ferrari in Formula 1: “Una festa. Adesso? Non pare il caso. Sì, ma qui si celebra una storia senza confronti. Un passato rilevante al punto da trattare il presente come un passaggio a vuoto, simile ad altri, macinati da una sequenza strepitosa di “gioie terribili”. Rosso cupo. Rosso Italia. Rosso Ferrari. Mille Gran premi. Ci ha regalato orgoglio ed emozioni in dosi tali da tenere viva una riconoscenza profonda. Un senso di appartenenza che unisce milioni di appassionati, resistente ad ogni carestia. 238 vittorie, 228 pole, 16 titoli costruttori, 15 titoli conduttori. Alberto Ascari, “Ciccio”, campione due volte (1952-’53), morto a Monza alla stessa età del padre Antonio. Fangio, per un flirt senza amore (1956); Hawthorn con quel farfallino a pois (1958); Phil Hill, il meno ricordato (1961); Surtees, l’unico re su due e quattro ruote (1964). E poi Lauda, con una personalità forte quanto quella del capo, due titoli (1975 e ’77); Scheckter, l’ultimo campione del Commendatore (1979); i cinque centri filati di Schumacher (2000-2004) per fare Pasqua, Natale ogni domenica; quello di Raikkonen (2007) lontano ormai 13 anni. Ogni nome vale un viaggio, un’allegria, più di una malinconia. Qualcosa che riguarda anche chi ha corso con meno fortuna, identico trasporto. Gilles Villeneuve, l’eroe più romantico, scellerato come un bimbo infinito. Jacky Ickx e Michele Alboreto; Eugenio Castellotti e Lorenzo Bandini; Clay Regazzoni, Mario Andretti, Jean Alesi, Gerhard Berger. E poi Alonso, Vettel, Leclerc, presi in contropiede, chi più, chi meno, chi non ancora, da macchine non abbastanza felici. “Io non ammaino niente, deciderà il Padreterno” disse Enzo Ferrari. Il Padreterno decise per lui il 14 agosto 1988. La bandiera resta alta, esposta ovunque, ostentata da chi per la Ferrari, con la Ferrari continua a correre, a sognare, a soffrire. Perché, come Ferrari sapeva a proprie spese, è terribile sempre il cammino che porta alla gioia”.

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