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BINOTTO: “NON SONO MAI STATO A RISCHIO! TANTA SUPERFICIALITA’ NELLE ANALISI. PER I CICLI VINCENTI SERVE TEMPO”

Mattia Binotto, team principal Ferrari, ha rilasciato un’intervista al Corriere della Sera. Tanti i temi trattati: dal suo ruolo al rapporto con la catena di comando (Elkann e Camilleri) senza tralasciare i problemi che affliggono la SF1000: “Mi ha infastidito la superficialità di certi discorsi -esordisce l’ex direttore tecnico-. Ben vengano invece le critiche costruttive. Ad esempio io avrei potuto far meglio in alcune aree, per esempio la riorganizzazione tecnica che si poteva fare prima. Ma credo che i miei 25 anni in F1 e la conoscenza di quest’azienda siano elementi chiave per far bene in questo mestiere. Come team principal, il primo ruolo non è tecnico. Abbiamo lavorato sul rinnovo di Leclerc, sull’ingaggio di Sainz e su tanti altri fronti. Può darsi che nel fare meno il tecnico non eravamo sufficientemente organizzati con le deleghe, ma non dimentichiamoci che sono diventato team principal senza preavviso un anno e mezzo fa. Serve tempo, a tutti i i cicli vincenti è servito. Se ripenso alla Ferrari del 1995 e a quella del 2000, erano cambiate molte cose. Questa riorganizzazione non sarà l’ultima. Il mestiere del team principal lo si impara facendolo, ed è lo stimolo più bello”.

Sull’eventualità che possano esserci dei rinforzi nel team, si esprime così: “In F1 non ci si accontenta mai. C’è sempre voglia di inserire nuovi elementi. Tuttavia abbiamo mantenuto gli stessi uomini perché sono quelli che negli ultimi cinque anni si sono avvicinati di più alla Mercedes, arrivando a lottare per il Mondiale. E su Rory Byrne dico che non è mai stato lontano, ci ha sempre aiutato con passione e competenza. Nel 2022 si parte da un foglio bianco e serve gente di esperienza”.

Sulla possibilità di un suo eventuale licenziamento: “So di avere il supporto dei miei responsabili. Però mi sono messo in discussione da solo, ho riflettuto se posso essere adatto al ruolo di team principal. Non sono stato lasciato solo, è una delle cose più sbagliate che girano. Ve lo posso assicurare. Con Louis Camilleri mi sento più volte al giorno, con il presidente John Elkann regolarmente. Ricevo i loro consigli, sicuramente il loro stile di leadership è diverso da quello a cui eravamo abituati in passato. In ogni caso Marchionne mi ha insegnato a prendermi dei rischi e sfidare l’impossibile. Dopo il Belgio Elkann voleva capire perché eravamo andati così male, se stiamo regredendo anziché progredendo. Ci ha chiesto di analizzare e darà il supporto di ciò che serve per migliorare”.

Sul rapporti odi et amo con Toto Wolff: “Siamo diversi, io non parlo mai degli altri. La Ferrari è la Ferrari, tutti vogliono dire la loro. Anche per lui rappresenta qualcosa di speciale. Discutiamo perché io sono uno dei pochi che non gli dice sempre sì”.

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