FOCUS

FERRARI, L’ANALISI DEI 4 GRANDI EX

L’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ci propone un’indagine sulla Ferrari andando ad ascoltare i pareri di quattro illustri ex: Forghieri, Berger, Fiorio e Capelli. Ecco le loro ricette per tentare di riportare in auge la scuderia di Maranello.

Forghieri: “Binotto è valido, ma ha troppe responsabilità. Mi auguro che lo sappiano aiutare, perché altrimenti c’è il rischio che si bruci e sarebbe un errore. Ai miei tempi, la presenza di Ferrari creava una situazione molto teatrale, ma facilitava le cose, perché se c’erano delle discussioni interne alla fine si andava da lui. In questo momento credo che alla Ferrari ci sia confusione. Non è detto che i tecnici esterni accettino le offerte della Ferrari, perché bisogna affrontare più pressioni di una squadra “normale” e non è facile sopravvivere. Vale anche per i piloti”.

Berger: “È noto che la FIA l’anno scorso ha trovato qualche problema sulla Ferrari, qualcosa che non era completamente nelle regole. Oggi ne stanno pagando il prezzo. Serve tempo perché ritrovino competitività e mi sembra inutile continuare a criticarli in questo momento. Binotto sta facendo bene il suo lavoro, ma si ritrova di fatto a guidare la Ferrari a livello politico, manageriale e tecnico, una cosa impossibile. Per gli stessi ruoli, alla Mercedes, alla Mercedes ci sono tre persone e pure alla Red Bull. Anche nell’epoca d’oro della Ferrari erano tre: Todt, Brawn e Byrne. Perciò Binotto ha bisogno di supporto. Servo i migliori ingegneri in ogni ruolo chiave, a prescindere dal passaporto. La Ferrari degli Anni 2000 insegna anche in questo senso”.

Fiorio: “Negli ultimi mesi in cui Sergio Marchionne era ancora in vita, la Ferrari andava forte quanto la Mercedes e lottava per il Mondiale. La sua scomparsa ha fatto precipitare tutto. Lui aveva preso in mano la squadra, anche se il team principal era Arrivabene. Adesso servirebbe un direttore sportivo puro e semplice. Quando capitò a me, avevo 35 anni di corse alle spalle, e ogni sera andavo a letto pensando a come avremmo potuto battere Ayrton Senna. Ritengo Binotto un grande direttore tecnico, costretto dalla situazione a fare il manager: sta imparando in fretta, ma così è venuto a mancare il suo apporto nello sviluppo della macchina. Non direi che stia pesando l’assenza di Elkann o Camilleri. Non è il punto. Anche l’avvocato Agnelli si vedeva in pista una volta all’anno…”.

Capelli: “Mi sembra che il percorso intrapreso qualche anno fa promuovendo le risorse interne oggi abbia esaurito la sua spinta. Bisognerebbe ingaggiare una grande figura che scuota l’ambiente e apra la mente degli ingegneri con nuove soluzioni. Quest’anno somiglia al 1992, con una macchina carente in aerodinamica, motore e telaio, ed è dura da migliorare, perché la coperta è sempre corta”.

 

Spread the love

Comment here