FOCUS

C’ERA UNA VOLTA: GP DI ITALIA 2000

10 settembre 2000. Una data che rimarrà scolpita per sempre nel tempio della Formula 1. Data che ci rammenta di imprese incredibili ma allo stesso tempo di vicende tragiche. E’ sicuramente un giorno che ci ha donato anche una versione più intima e fragile di Michael Schumacher, un giorno che ha sbloccato le trame del destino di quel mondiale che molti di noi ricorderanno come forse il più bello vinto dalla Rossa di Maranello.

Schumy partì in pole quel giorno, pole presa con tutta la forza di questo mondo, solo 27 millesimi lo dividevano dal suo compagno di squadra Barrichello, un’inezia e, con quel bottino, attese la domenica.

Sperava di vincere il pilota della Ferrari, sapeva in cuor suo che doveva farlo per riportarsi, definitivamente, sulla retta via per agguantarsi il mondiale. Non era stata un’estate facile per lui, sentiva che era arrivata l’ora di dare una scossa al suo percorso e quasi quasi percepiva che Monza sarebbe stata cruciale.

Il pilota tedesco di Kerpen si trovò decisamente ad un bivio. Da una parte la via per la consacrazione, dall’altra la via per l’ennesimo fallimento con il Cavallino Rampante. Doveva assolutamente decidere quale strada scegliere, doveva avere coraggio e prepararsi a ciò che lo attendeva. Non poteva e non voleva fallire di nuovo.

Il Kaiser prese la via giusta, dominò il gran premio e vinse la gara. Recuperò terreno in classifica e dimostrò, a se stesso, soprattutto, che il mondiale era, decisamente, ancora alla sua portata.

Al secondo posto arrivò il suo rivale per eccellenza, Mika Hakkinen e in terza posizione il fratello, Ralf.

Ci fu la parata, ci fu il podio e ci fu la consueta conferenza stampa dei primi tre.

Fu proprio davanti a quelle telecamere che Michael, seduto fra Mika e Ralf, crollò e pianse come non mai, non lo aveva mai fatto davanti a tutti e per la prima volta non avevamo un due volte campione del mondo davanti ai nostri occhi, avevamo un uomo tanto fragile quanto forte che stava scaricando la tensione accumulata in quel periodo.

A scatenare quel pianto, improvviso, fu una domanda che gli venne posta sul record di vittorie di Senna appena raggiunto. Michael cercò di rispondere ma dopo poche parole ( ” Significa molto per me”) chinò il capo e iniziò a piangere.

Purtroppo quel giorno non verrà ricordato solo per la vittoria di Schumy ma anche per la morte di un commissario di gara, Paolo Gislimberti, di età 33.

Una gomma, schizzata a tutta velocità da un incidente alla Variante della Roggia, lo prese in pieno. Le condizioni di vita del commissario si dimostrarono subito tragiche, si tentò ogni cosa per salvarlo ma in ospedale la situazione sembrò davvero subito critica. Il dottore che operò su di lui ammise che il trauma cranico e toracico, in cui versava Paolo, era davvero troppo grave, provò tutto quello che era in suo potere per riportarlo in vita ma, purtroppo, non ci riuscì.

Questo ufficiale di gara era una persona speciale, un eroe silenzioso, non un pilota conosciuto e affermato. L’opera di questo ragazzo e dei suoi colleghi in pista è tutt’ora fondamentale per la sicurezza durante i gran premi. Il lavoro dei commissari è molte volte duro, spesso ricco di sacrifici e di rischi veramente tremendi. Come visto possono perdere la loro vita cercando di salvare quella degli altri. Che uomini indispensabili e insostituibili sono. Uomini che vale la pena ricordare perchè è anche grazie a loro che possiamo divertirci guardando le gare.

Paolo faceva parte dei Leoni della Cea. Furono loro a domare, in tempi record, la Ferrari di Berger a Imola nel 1989.

Il 10 settembre del 2000 è una data che ha sempre avuto un sapore agrodolce. Dalla vittoria alla morte, dalla gioia al dolore, dalla felicità alla commozione. Questo sport è anche questo, una profonda contraddizione di opposti.

Spread the love

Comment here