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DISCESA LENTA E INESORABILE

Anche La Gazzetta dello Sport non può sottrarsi dal criticare la peggiore Ferrari di sempre: “Per spiegare il disastro della Ferrari nel GP del Belgio è necessario tornare indietro di due anni. Al pomeriggio di sabato 21 luglio 2018, quando il Consiglio di amministrazione di FCA si riunì d’urgenza a Torino per definire la successione di Sergio Marchionne, gravemente malato. La rossa era in testa al Mondiale. Vettel aveva appena conquistato la pole del GP di Germania. 24 ore dopo Sebastian era contro un muro mentre Lewis andava a vincere sotto l’acqua ribaltando l’inerzia dei campionato. E il Cavallino, da quel momento, infilava una discesa lenta e inesorabile. Marchionne, da presidente Ferrari, era un accentratore e una presenza costante e avvertita a Maranello. Si occupava della parte aziendale ma con lo stesso impegno anche di quella sportiva. Seguiva cosi tanto la F1 da presentarsi alle riunioni del tavoli tecnici, parlando a volte al posto del suo team principal di allora. E il suo peso politico aveva grande influenza. Louis Camilleri gestisce bene l’aspetto industriale, e i conti sono lì a dimostrarlo, ma alle corse si è visto e sentito poco. Come il presidente John Elkann. Mattia Binotto, che dirige oggi la rossa in pista, può aver anche commesso qualche errore ma non è mai stato spalleggiato da dirigenti cosi forti. Marchionne in quegli anni era riuscito anche in una magia, a lungo andare rivelatasi un difetto. Perché con la sua scelta di un’organizzazione orizzontale, della crescita dei talenti interni, della rinuncia a progettisti di esperienza, ha fatto credere a tutti che si poteva vincere anche così, senza rincorrere i fenomeni di scuola inglese. Per un po’ il gioco ha retto ma, da due stagioni a questa parte, non funziona più. Mancano idee e coraggio. La storia insegna sempre qualcosa, a chi la sa studiare”.

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