FOCUS

UN VUOTO ENORME

Era il 25 luglio del 2018. I maggiori organi di informazione ‘aprivano’ con la notizia della scomparsa di Sergio Marchionne. Il numero uno della Ferrari, malato già da tempo, ci lasciava a causa di un brutto male. Il vizio del fumo, il maglioncino, l’insostituibile bottiglietta di tè erano solo alcuni dei suoi tratti “distintivi”. Forse i più banali, ma quelli che lo rendevano più “umano” agli occhi di tutti.

Una vita dedicata al lavoro, una ragione d’essere: freddo, focalizzato sull’obiettivo, ma non solo. L’empatia e il senso di appartenenza erano fondamentali sia nella vita che nelle sfide quotidiane. Alla guida della Ferrari dal 2014, aveva intrapreso un nuovo corso che avrebbe dato certamente i suoi frutti. Il tempo, purtroppo, non è stato dalla sua parte. A distanza di due anni, la mancanza della sua guida e della sua saggezza continuano a farsi sentire. Un sorriso, un rimprovero, una pacca sulla spalla: niente di tutto questo. Eppure – ne siamo certi – sarebbero stati di enorme aiuto.

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