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LA SF1000 NON E’ ALL’ALTEZZA DI LECLERC

I nefasti presagi dei primi due giorni del week-end austriaco sono stati spazzati via da una sontuosa prestazione di Charles Leclerc. In un pomeriggio che si avviava ad essere uno tra i più disgraziati della storia recente del Cavallino, il pilota monegasco ha tratto il massimo da una situazione oggettivamente complicata. Un secondo posto che vale come e più di una vittoria per come si è materializzato. Certo, la penalità di Hamilton ha aiutato concretamente in questo senso, come i numerosi ingressi della Safety Car e i tanti ritiri, ma i sorpassi su Norris e Perez sono stati un capolavoro di bravura. E non erano affatto scontati. Veloce e concentrato in pista, realista e posato nel post-gara.

Tuttavia, il secondo posto di Charles non può essere la classica foglia di fico che nasconde tutti i problemi. La SF1000 è tutt’altro che competitiva, anzi. In pochissime ore, la sorella minore della SF90 ha fatto sfoggio di tutti gli errori fatti in fase di progettazione e costruzione. Troppo lenta e troppo brutta per essere vera. Non aver sfruttato i mesi del lockdown, come hanno giustamente fatto altre scuderie, per lavorare e migliorare la monoposto è stata una follia. A maggior ragione se si era maturata la consapevolezza che la macchina non fosse propriamente un fulmine di guerra. E allora non ci resta che aspettare gli aggiornamenti in Ungheria magari sperando in altre magie del Predestinato. Ma una cosa appare chiara: questa monoposto non è alla sua altezza.

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