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PETER PAN E L’ISOLA CHE NON C’E’

Nella vita di tutti i giorni, come nel lavoro, non ci si improvvisa. Ci si può adattare alla diverse situazioni che si presentano, ma nella sostanza non ci si snatura. Difficilmente vedremo un macellaio, in sala operatoria, farsi passare un bisturi per operare. Semmai lo troveremo sdraiato e anestetizzato, in attesa di essere curato da un chirurgo. La premessa, forse troppo graffiante, deve essere necessariamente traslata alla situazione che si vive in casa Ferrari. L’era post-Sergio Marchionne è iniziata sotto una cattiva stella e sta inesorabilmente declinando in una serie di stelle cadenti. Poco luminose, brutte e di breve durata.

La data spartiacque è quella del 7 gennaio 2019, la nomina di Mattia Binotto a team principal al posto di Maurizio Arrivabene. Una scelta infelice (a dir poco) e improduttiva visto che lo stesso Binotto, per accettare la nuova carica, si trovò costretto a lasciare il ruolo di direttore tecnico del cavallino rampante. Posizione assai più appropriata per competenze ed esperienze maturate. Il primo anno del nuovo corso, contraddistinto dal cambio Raikkonen-Leclerc,  fu deludente (per usare un eufemismo) per i risultati ottenuti e per la macchina realizzata. Vettel fu praticamente inesistente e a cavallo tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno si scatenarono delle polemiche a causa di alcune migliorie apportate al motore, ritenute sospette dalle altre scuderie.

In Brasile, a coronamento di una stagione disastrosa, si arrivò allo scontro VettelLeclerc. Il giovane monegasco, il Predestinato, ipse dixit,  spinto dalla stampa amica e da chissà quali altri santi in paradiso, fu letteralmente centrato dal quattro volte iridato in un duello rusticano. Un antipasto “tedesco” in risposta a quello che probabilmente si stava già consumando, ossia il passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo che avanza.

L’annuncio, del divorzio tra Seb e la Ferrari, arriva come un fulmine a ciel sereno. Dopo il lockdown, all’alba della nuova stagione, la scuderia di Maranello decide di dare il ben servito al tedesco. Motivazioni? In serie: il Covid-19 e il taglio degli emolumenti, il nuovo corso giovane con la coppia Leclerc-Sainz e una separazione avvenuta  consensualmente, dal Vangelo secondo Mattia. Tutto fila, fino a ieri sera. Un Vettel irriconoscibile e sul piede di guerra non risparmia nessuno: da Binotto a Leclerc senza traslasciare il team. E’ una furia. E smentisce totalmente la tesi di una separazione voluta e condivisa. Dov’è la verità? Chi ha torto e chi ha ragione? E’ difficile dirlo, ma sicuramente le  tempistiche e le modalità di separazione con il tedesco sono state totalmente sbagliate. E da questi dettagli, che dettagli non sono, si denota tutta l’inesperienza e l’incompetenza nel ricoprire un ruolo inadatto alle proprie corde. Non si sentiva la necessità di una guerra fratricida che fatalmente si aggiunge ad uno scempio motoristico, la SF1000, che promette di essere ancora (se possibile) più scadente della sua sorellina più grande. E i competitors sorridono divertiti pregustando nuove soddisfazioni. A proposito: sentite polemiche in casa Mercedes con Hamilton e Bottas in scadenza? No, ma lì c’è Toto. E’ tutta un’altra storia.

Buon Mondiale a tutti!

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