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IL GIOVANE IN RAMPA DI LANCIO E IL VECCHIO LEONE ASSOPITO

Il presente e il futuro della Ferrari hanno un nome e un cognome: Charles Leclerc. Il pilota monegasco, in sole due gare, ha dimostrato non solo di meritare la guida della SF90 ma anche di essere dannatamente “sul pezzo”. Già a Melbourne, Charlie aveva mostrato un buon passo gara e – in una scuderia diversa – probabilmente avrebbe avuto l’ok per superare un Vettel apatico e già sotto pressione. Nulla questio, ma a Sakhir la storia si è ripetuta. Dalle prove libere fino a quel maledetto team radio, non c’è mai stata storia. Troppo veloce, troppo cattivo. Troppo più forte l’ex Alfa Romeo. A tal punto da ignorare un team order che gli imponeva di stare dietro al quattro volte iridato. Stoffa e testa del campione, c’è poco da fare.

Per un giovane in rampa di lancio, la scuderia si trova a fare i conti con un vecchio leone assopito. Seb non c’è più. L’epilogo traumatico dello scorso mondiale deve averlo irrimediabilmente segnato. La Ferrari – con tutto il rispetto – non è la Red Bull. La pressione esiste, è palpabile e bisogna saperla gestire. Il lungo inverno avrebbe dovuto rivitalizzare il tedesco, ma così non è sembrato. Il fantasma di Hamilton continua a materializzarsi e come se non bastasse, a lui si è aggiunto l’enfant prodige. Problemi su problemi. E a Maranello adesso devono iniziarsi seriamente a interrogare su chi puntare. Il mondiale è solo agli inizi, ma non si può più sbagliare.

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